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La rivoluzione del riscaldamento è sulle tue pareti: come funziona davvero la vernice al grafene

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La vernice al grafene per il riscaldamento rappresenta una delle innovazioni più discusse nel campo dell’efficienza energetica domestica e dell’edilizia sostenibile. Dopo anni di sperimentazioni, l’azienda genovese BeDimensional, spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), ha recentemente avviato la produzione industriale di questa tecnologia, ponendo così le basi per la sua diffusione su larga scala. Tuttavia, non mancano ancora interrogativi sulla reale efficacia di questa soluzione e sulle sue potenzialità pratiche, soprattutto se confrontata con sistemi più tradizionali come le pompe di calore.

Il funzionamento della vernice riscaldante al grafene

La tecnologia si fonda sull’utilizzo del grafene, un materiale bidimensionale composto da atomi di carbonio disposti in una struttura a nido d’ape, noto per le sue eccezionali proprietà di conduzione termica ed elettrica. La vernice, applicabile con rullo o spruzzo su pareti e superfici, diventa un elemento riscaldante una volta collegata a una fonte di corrente elettrica a bassa tensione.

Il principio fisico che la muove è l’effetto Joule, lo stesso alla base delle tradizionali resistenze elettriche, ma con la peculiarità di distribuire il calore uniformemente sull’intera superficie pitturata. Ciò consente di trasformare le pareti in superfici radianti, garantendo un riscaldamento silenzioso, privo di correnti d’aria e senza ingombri, eliminando la necessità di radiatori o impianti voluminosi.

Secondo quanto illustrato da Vittorio Pellegrini, CEO di BeDimensional, la vernice si presta particolarmente a interventi di ristrutturazione poiché la sua posa è poco invasiva e non richiede lavori murari complessi, riducendo così tempi e costi.

I dati forniti dai produttori indicano un assorbimento medio di circa 35 watt per metro quadrato, sufficiente a garantire un comfort termico in ambienti ben isolati, con risparmi sui consumi elettrici stimati fino al 40% rispetto ai tradizionali sistemi elettrici. Tuttavia, da un punto di vista tecnico, il rendimento energetico della vernice al grafene è paragonabile a quello di una semplice resistenza elettrica, con un COP pari a 1 (un watt elettrico consumato produce un watt termico).

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Riscaldamento del futuro – Leonardo.it

Questo dato va però contestualizzato: a differenza delle pompe di calore, che possono raggiungere un COP tra 4 e 5, moltiplicando l’energia termica prodotta per ogni unità di energia elettrica consumata, la vernice al grafene non è in grado di aumentare l’efficienza energetica oltre i limiti fisici dell’effetto Joule. Ne consegue che le affermazioni riguardanti risparmi del 40% vanno interpretate con cautela, specificando sempre rispetto a quali sistemi e condizioni si effettuano i confronti.

Un ulteriore limite pratico è dato dalla potenza richiesta: in un appartamento di 100 metri quadrati, la domanda energetica si aggira intorno a 3,5 kW, valore superiore alla potenza disponibile con un contatore domestico standard da 3 kW. Questo implica che, per poter utilizzare la vernice in modo efficace, sia spesso necessario aumentare la potenza contrattuale, con conseguenti maggiori costi fissi in bolletta.

La fase sperimentale della vernice al grafene è stata condotta con successo in ambienti reali, dimostrando efficienza, sicurezza e facilità d’uso. Oggi, grazie alla collaborazione di aziende come Estalia (per la produzione della vernice tramite il brand Franchi&Kim) e Sil (fornitore dei pannelli in fibrocemento su cui la vernice viene applicata), BeDimensional ha avviato la commercializzazione del prodotto su scala industriale.

L’azienda, nata come spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, si prepara a incrementare significativamente la produzione di materiali bidimensionali come il grafene, con l’obiettivo di passare da 3 a oltre 30 tonnellate annue entro il 2028. Questo progetto si inserisce in una più ampia strategia europea volta a costruire una filiera industriale competitiva e sostenibile per materiali innovativi, destinati a settori chiave come automotive, aerospazio, edilizia e tecnologie energetiche.

L’Istituto Italiano di Tecnologia, con sede principale a Genova e numerosi centri di ricerca in Italia e all’estero, rappresenta una delle eccellenze scientifiche italiane nel campo della nanotecnologia e dei materiali avanzati. Fondato nel 2005, l’IIT è guidato dal direttore scientifico Giorgio Metta e si distingue per la capacità di trasformare la ricerca di base in applicazioni industriali concrete.

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ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2026 16:36

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